Le corazze, oltre a proteggere, isolano.

Non esiste ferita che non possa guarire, tutto sta nel volerlo fare e nell’utilizzare gli strumenti adatti.

Per come la vedo io, ogni ferita è il risultato e non la causa.
Tirare su muri e trincee per difenderci non è l’unica reazione possibile alle sofferenze ma è solo quella che abbiamo adottato per secoli.
Non credo sia la soluzione migliore semplicemente perché, osservando i risultati nella nostra vita, queste barriere e queste corazze hanno indebolito alla base la nostra capacità di amare e di ricevere amore: apparentemente forti grazie alle ferite, in realtà siamo solo più ‘chiusi’.

E’ ora di trovare un altro modo di reagire alle sofferenze e alle ferite: lavorare sul loro perché, sul loro significato nella nostra vita anziché sul risultato.
E’ questo il passo più importante da fare se davvero si vuol risolvere qualcosa ed è il primo barlume di consapevolezza che ci permette di SCEGLIERE COME REAGIRE prima che una ferita si trasformi in indelebile piaga.

Qualcuno ha scritto che è facile?
No.
Ma ne vale la pena.

E’ un profondo cambio di prospettiva da vittima a protagonista e questo si può fare partendo dalla voglia di scoprire qualcosa in più di noi stessi.

NON PERMETTERE AL DOLORE DI TRASFORMARTI IN QUALCUNO CHE NON SEI e non precluderti l’amore per paura di soffrire: l’amore è gioia, non sofferenza.
Se qualcosa attraversa la tua strada e lo fa ancora, e ancora, e ancora, e ancora, c’è qualcosa che vuole mostrarti, ed è riconoscendola che puoi liberartene..non chiudendoti in isolamento <3

Amore e luce

– Marco Fincato –

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